Edonismo e capitalismo americano

Se gli Stati Uniti non fossero quello che sono, ovvero l’unica superpotenza globale del pianeta, probabilmente si potrebbe affermare che sono fondati sull’apparenza. Ma appunto, come dice il proverbio, l’apparenza inganna. Ciò che viene semai traviato è la rincorsa al guadagno che sembra essere frutto di una visione dell’aldilà e della grazia divina tipicamente protestanti. O meglio: mentre la cultura cattolica vede nella remissione dal peccato la salvezza eterna, la cultura protestante è clamorosamente più pratica, anche se più “puritana”. La grazia divina va conquistata attraverso l’impegno quotidiano individuale. E così si potrebbe spiegare lo spostamento di ricchezza dai paesi arabi e mediterranei verso il Nord Europa, cominciato intorno alla Riforma, cioè dall’Italia (ancora nel ‘400 la “nazione” più ricca del mondo) verso l’Olanda della Compagnia delle Indie, dalla Spagna dell’Impero di Carlos V all’Inghilterra di Elizabeth I, il tutto mentre i mori arretrano e le monarchie del Nord Europa fioriscono (Svezia, i land anseatici, Danimarca).

La cultura dell’edonomismo è stata messa in croce durante la grave crisi finanziaria scatenata nel 2008, e partita principalmente dai banchieri di Wall Street. Erano diventati troppo ricchi, avevano perso dei valori comunitari, che invece forse non possedevano? In Italia è difficile da capire, ma se molte persone in America hanno rigettato l’Obamacare, un piano assistenziale sanitario tutto sommato di compromesso, ciò dipende dalla cultura protestante, che vede nella solidarietà un mezzo per ritrovarsi uniti a determinati valori, ma non nella corsa al benessere. Negli Stati Uniti, complice anche il decennio reaganiano, è forte la convinzione che l’industria del singolo, se lasciata fiorire, possa portare più benefici a tutti, grazie all’intraprendenza e alla capacità di investire e creare lavoro.

Ciò che semai turba è la cruda obbedienza alle leggi del mercato. Quando l’ex boss di Lehman Brothers Dick Fuld è stato interrogato dalla Commissione del Congresso americano, sul fallimento della sua banca, ha dichiarato che non servivano più norme locali, ma norme internazionali, perché oramai il numero delle transazioni era così elevato da risultate incontrollabile. La stessa tendenza a ingrassarsi coi titoli tossici sembra essere figlia dell’edonismo, che pure trionfa per esempio a Hollywood, dove l’apparenza è tutto e una ruga in più può generare la fine di una carriera. A volte ripenso alle scene iniziali di American Psycho, quelle dove Bateman fa l’elenco delle sue speciali creme e cremine e delle sue abitudine mattiniere e penso che sia molto metaforico: edonismo sfrenato e omicidi e torture notturne. Il tutto per godersi una vita che ne vale la pena, tra un cocktail e un investimento ben riuscito. Una parabola individualista molto più forte del pur riuscito Wall Street di Oliver Stone, dove l’indimenticabile Gordon Gekko rappresenta la generazione rampante del reaganomics.

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